FAGOTTINI DI BIANCONE CON LE MELE

Biancone Castellan_Il fritto che fa bene_ricetta

FAGOTTINI DI BIANCONE CON LE MELE

STREET FOOD: IL FRITTO CHE FA BENE
LA STORIA DEL CIBO DI STRADA: UN RACCONTO LUNGO DUEMILA ANNI

Il cibo di strada è un’espressione culturale assai complessa, un mix di tradizione e originalità, territorio e qualità: da sempre un portatore sano di felicità.

Immaginiamo la piazza e la strada, e le sue diramazioni in strade, vicoli e cortili, come un palcoscenico, gli ambulanti e gli avventori come gli attori e il cibo di strada come un copione da interpretare ogni giorno e ogni giorno diverso.

La vita della gente comune si è sempre svolta in strada e in piazze dove si incontravano coloro che volevano vendere e coloro che volevano comprare, dove si andava per curiosare e chiacchierare, magari anche spettegolare, per vedere e farsi vedere.
Ma cosa ci faceva il cibo in strada? E’ una domanda lecita: bene o male tutti avevano una casa, o più semplicemente un tetto sopra la testa, dove avveniva la preparazione dei pasti e il consumo collettivo. Si usciva per far la spesa, qualche commissione e la visita ai parenti ma prima o poi si rientrava nell’intimità delle proprie abitazioni.
Allora vi invito a salire sulla macchina del tempo ed a fare con me un salto nell’antica Roma o a Pompei, ad Alessandria d’Egitto o a Costantinopoli, oppure in una città dell’impero Inca.
Atterriamo e, attenzione! uscite con calma che c’è un viavai che neppure nelle nostre metropoli: uomini d’affari e diplomatici, dignitari di corte, sacerdoti, liberti e mercanti di schiavi, viaggiatori in cerca di “distrazioni”, uomini e donne in cerca di una seconda occasione, corrieri e venditori. Sono tutti in movimento: a piedi, a cavallo, in carrozza o in portantina. Un caos! E un frastuono che per ristorare lo spirito e le orecchie diventava necessaria una capatina al giorno alle terme, così da poter continuare a parlar d’affari con più serenità.
Caspita, che giornata, non ci vedo più dalla fame! Appunto, e visto che i distributori automatici faranno la loro comparsa nelle nostre vite solo più tardi, in qualche modo bisognava pur nutrirsi: alle persone in movimento serviva del cibo ugualmente in movimento, in strada, appunto.
Cibo nutriente e facile da mangiare, che non comporti i tempi lunghi necessari ai pranzi familiari o di lavoro. Caldo e gustoso, ma soprattutto espresso, informale e, naturalmente, senza posate.

Mangiare con le mani non era un problema, dunque, neppure tutti quei cibi che i conquistadores avevano portato dal nuovo mondo: mais, patata, peperone, tacchino, pomodoro e il “brodo degli indiani” ovvero la cioccolata. E fu proprio questa nuova varietà gastronomica che trasformò l’offerta del cibo di strada: non solo locande con vista piazza ma veri e propri chioschi in movimento, i bisnonni del truck food. La strada quindi diventa anche espressione economica e luogo nel quale condividere i rari momenti festosi concessi a quotidianità faticosamente intense ed andare in giro a vendere cibo, crudo o cotto, diventò il mestiere di chi non aveva mestiere. Bastava infatti un investimento minimo e ci si poteva iperspecializzare grazie alla cortissima catena di distribuzione, direttamente dal produttore al consumatore. E in strada si poteva trovare di tutto, compresa l’acqua, il vino, infusi e bevande aromatizzate con spezie ed agrumi, biscotti e spiedini di carne.
C’è un aspetto del cibo di strada che incuriosisce ovvero la forte presenza femminile nella vendita: venditrici di latte e di ortaggi, di minestre e di frittelle erano figure consuete e familiari.

A proposito delle posate, sapete che la forchetta fece la sua apparizione per la prima volta in Laguna?
Siamo a Venezia, nell’estate del 1004: il giovane doge Giovanni Orseolo II contrasse nozze con la principessa Maria Argyropoulaina, figlia del principe bizantino Argiro e nipote dell’imperatore Basilio II. Era molto giovane e le avevano detto che il futuro sposo a tavola era un po’ buzzurro, così si presentò al pranzo di nozze con uno strano strumento, schifiltosa com’era, che scatenò l’ira dei censori lagunari dell’epoca, visto che tutti, ma proprio tutti, mangiavano con le mani. La forchetta, o piron, venne descritta come strumento del demonio e vista con sospetto fino all’invenzione delle liste nozze, ma questa è un’altra storia.

Biancone Castellan_Il fritto che fa bene

FAGOTTINI DI BIANCONE CON LE MELE

di Anna Maria Pellegrino
Negli ultimi anni il cibo di strada è diventato gourmet ed i poco glamour piatti di plastica sostituiti da graziosi contenitori, anche green e riciclabili, dove poter servire cibi semplici che diventano preziosi.
E’ il caso di questi fagottini di Biancone con le mele, un bocconcino dolce e salato che in Francia viene declinato con i formaggi a crosta fiorita. Nella nostra versione la morbidezza del Biancone avvolge ed esalta la croccantezza delle mele, profumate con la noce moscata. Un po’ di miele di accompagnamento renderà questi bocconcini paradisiaci!
Preparazione 20 min
Cottura 20 min
Portata Antipasto, Street Food
Cucina Francese
Porzioni 2 persone

Ingredienti
  

  • 1 confezione Pasta sfoglia o pasta brisée rettangolare
  • 100 g Biancone Castellan
  • 1 Mela grande croccante: Royal Gala, Granny Smith, Pink Lady
  • 1 Limone bio, le zeste
  • Noce moscata
  • Cannella in polvere
  • 1 noce Burro salato
  • Pepe nero di Timut
  • 1 Tuorlo d'uovo
  • Mandorle a lamelle per guarnire
  • Miele profumato e non troppo forte per il servizio

Istruzioni
 

  • Riscalda il forno a 200° e fodera con carta da forno una placca.
  • Ottieni dal limone le zeste.
  • Sbuccia e detorsola le mele, cubettale.
  • In una padella saltale con il burro, profuma con la noce moscata, la cannella e le zeste di limone.
  • Eliminala crosta del formaggio e taglialo a fettine sottili e regolari.
  • Stendila sfoglia, taglia la pasta in quadrati di 10-12 cm e disponi su una metà qualche fettina di Biancone e un cucchiaio di mele un po’ raffreddare.
  • Profuma con il pepe, arrotola i fagottini dalla parte più lunga e trasferiscili sulla placca.
  • Spennellateli con il tuorlo sbattuto, spolvera con le mandorle a lamelle ed infornate per 20’ o fino alla doratura.
  • Servili caldi con un po’ di miele.

Note

Accompagna i fagottini con sidro o con estratto di mele.