Questa è la storia dello stracchino che vinse l’Oscar

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da SENSI DI VIAGGIO – Mercoledì 2 novembre 2016
Latitudini di benessere

Questa è la storia dello stracchino che vinse l’Oscar.

di Maria Marinoni

Può sembrare la trama di una bella fiaba di Gianni Rodari, invece è un racconto vero e genuino. Lo Stracchino più buono d’Italia porta alto il nome del suo produttore: il Caseificio Castellan.

Il campione ha dapprima conquistato la Medaglia d’Oro come miglior stracchino del Veneto a Caseus Veneti 2014 (riconoscimento riconfermato a settembre 2016 nella stessa rassegna) e poi si è aggiudicato il primo premio nazionale celebrato con la statuetta dell’Oscar, vinto per due anni consecutivi all’Italian Cheese Awards edizioni 2015 e 2016. Il trionfo del pregiato formaggio ha portato in auge con sé anche il casaro Walter Milani, a sua volta premiato con il terzo posto al Trofeo San Lucio da Assocasearia Pandino, in provincia di Cremona.

La fortuna di questa morbida e golosa superstar nasce sul finire degli anni sessanta: tempi duri ma densi di aspettative. Anni in cui puntare sui propri sogni è ancora un privilegio alla portata di tutti. In questo scenario, Urbano Castellan e sua moglie Armida decidono di comprare un piccolo caseificio nelle campagne di Rosà, provincia di Vicenza. Ci sono le stalle che procurano il latte fresco e c’è il loro entusiasmo. È da questo sogno italiano che prende vigore l’intuizione di proporre vari tipi di formaggi, tra cui lo stracchino. Proprio lui, per troppo tempo relegato alla cucina salutista e dietetica, rompe gli argini trasformandosi in invitante prelibatezza trasversalmente apprezzata e consumata.

L’avventura del formaggio il cui nome civettuolo evoca nel gergo dialettale lombardo qualcosa che ha a che fare con la ‘stanchezza’, a dispetto della sua etimologia corre a grandi falcate, portandosi dietro l’evoluzione tecnologica del caseificio che diventa, in pochi anni, una vera azienda.

Da Urbano e Armida (che con quei nomi tanto maestosi non potevano che generare un impero) nascono quattro figlie femmine che da loro ereditano la predisposizione a fare, ricercare e proporre solo il meglio per l’impresa di famiglia. Oggi la guida del caseificio è affidata a Sonia, Manola e Sara, le Signore del caseificio Castellan, sotto i riflettori con i loro prodotti freschi e freschissimi che rappresentano una garanzia per chi fa dell’alimentazione sana e della nutrizione consapevole un valore imprescindibile. Niente di industriale, tutto familiare e fatto con grande passione.

Ogni operazione è eseguita a mano come quando tutto cominciò, nel 1969. “Puntiamo a un’etica del prodotto – dicono – ciò che diamo da mangiare ai nostri figli lo proponiamo alle tavole delle famiglie. Solo latte fresco a chilometro zero e un fermento brevettato in esclusiva per noi. Oltre a questi ingredienti di base ci mettiamo il tempo e la cura senza fare uso di alcun conservante.
Oltre allo stracchino tradizionale classico esiste una versione biologica con caglio vegetale estratto dai fiori di cardo e uno di puro latte di capra, più digeribile. L’incarto a mano consente di mantenere inalterato il processo di qualità della produzione osservato in tutta la filiera.

Così, come in ogni favola che si rispetti, anche in questa i valori rivestono un ruolo primario. Per fare cose buone occorre tenacia, impegno, un pizzico di rischio, intuito, pazienza e cura. E poi, aggiungiamo, condivisione e amore.

Ecco una di quelle storie che si raccontano volentieri ai bimbi per far loro comprendere il concetto di bontà.

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